Grand Canyon, Arizona

Cari amici di Frattaglie,

mi dispiace avervi fatto aspettare tanto per il servizio, è solo che ho avuto dei piccoli problemi nell’arrivare a destinazione. Il primo guaio è successo in aereo: Prunilla Prunilla, la mia piccola scimmietta che viaggiava con me travestita da stola di pelliccia siberiana, ha compilato il modulo rosa di sbarco negli Stati Uniti rispondendo di sì ad ogni domanda.

All’aeroporto di Phoenix mi hanno trattenuto ventotto ore perché avevano paura che fossi un trafficante di armi che, sotto l’effetto di qualche droga sintetica, aveva dirottato un aereo per attività terroristiche da compiersi su suolo canadese, strettamente legate con gli avvenimenti della Germania nazista del ’43. Gli ho detto che ero solo un inviato di Frattaglie, ma non mi hanno creduto subito, hanno voluto vedere prima il sito; si sono collegati, hanno riso un pò, specie con la rubrica del pescecane, e mi hanno lasciato andare, dopo aver firmato un foglio che dichiarava che non ero capace di distinguere la panna cotta dal caviale e che, in ogni caso, mi sarebbe arrivato per posta un set da bagno per sei della polizia americana (credo di aver fatto bene dando loro l’indirizzo del prof. Sciarbrun!).

Stavo camminando all’indietro nell’aeroporto per rilassarmi quando ho conosciuto Grand Canyon Bill, un guardiano di mucche molto cordiale che mi ha dato un passaggio con un furgone, rubato ad un passante, fino alla sua fattoria; ho dovuto attaccarmi ad un sportello, perché davanti non c’era posto sufficiente per due persone, essendoci già il suo cane. Ha insistito tanto perchè mi fermassi da lui, a Dead Man Village, centosettanta miglia a sud di Tucson, per una settimana, che non ho potuto proprio rifiutare. Ma non me la sono sentita di approfittare di tanta ospitalità, quindi ho accettato di buon grado di fare in cambio qualche lavoretto per il mio amico. Mi sono divertito tanto e ho anche imparato un sacco di cose utili: come si castrano i tori di sorpresa nel cuore della notte, come si spaccano cento quintali di legna per fare una bella catasta, come si puliscono le stalle con le mani nude, che è meglio non mettersi dietro ai cavalli che hanno appena finito di mangiare, che tra la paglia del fienile si dorme benissimo. Grand Canyon Ho incontrato anche gli amici di Bill, Jeff e Bob, due ragazzi simpatici con cui ho fatto subito amicizia: è usanza, qui, che nei pascoli l’ultimo arrivato non abbia il cavallo, ma debba proseguire a piedi portando la sella di riserva ai compagni. Non è stato molto faticoso e ho passato una bella giornata all’aria aperta con Prunilla, sempre più brava a fare le foto, ma forse un po’ sospettosa verso i tre miei amici. Penso che il fatto che l’abbiano tenuta chiusa in una gabbia per polli per sei giorni non le sia piaciuto molto, e mi ha detto che non si fida molto di chi beve tanto e dopo spara a qualsiasi cosa si muova. Ma la piccola è sempre stata troppo chiusa con gli estranei!

Allora ho chiesto se potevamo visitare il Grand Canyon e loro sono sembrati molto contenti. Il giorno dopo siamo partiti verso il fiume Colorado. Io viaggiavo sul tetto e, per evitare che cadessi, mi avevano legato per bene ad un cactus. Che spettacolo stupendo: carcasse di animali puzzolenti, terra rossa e fango arancione, piante che pungono e che hanno uno strano odore e sapore. Ho mangiato della carne in scatola in una ciotola per cani (ne ho dato un po’ a Prunilla) e ho bevuto l’acqua fresca di una pozza viola. Nel pomeriggio, mi sono allontanato dagli altri per scattare qualche foto e quando sono tornato non c’era più nessuno: mi sono un po’ preoccupato, però dopo mi è venuto in mente che Jeff aveva parlato di andare a comprare uno spaventapasseri e due sombrero in un negozio di strada e ho capito che i miei amici non avrebbero tardato molto. Grand Canyon Quindi mi sono tolto i braccialetti di ferro che mi aveva regalato Bob, e mi sono seduto davanti al fuoco spento a guardare il cielo. Non ho parole per descrivere il tramonto che ho visto: quella grande palla che si abbassava tra due nuvole che sembravano fatte di cotone idrofilo quando ti esce il sangue dal naso e devi tenere la testa in alto. Perché la testa in alto? Finivo sempre coll’inghiottire litri e litri di sangue. Ho visto a lungo il sole rosso e gli occhi mi hanno fatto male, come quando, in Clinica, dovevi fissare la luce ad intermittenza della marconiterapia e, dopo dieci minuti, vedevi strani esseri con le piume sospesi in aria che prendevano in giro il tuo taglio di capelli.
Da quella sera sono passati dodici giorni e ancora non vedo nessuno.

Quanto ci vuole per andare e tornare dal negozio? Sono piuttosto affamato. Manderò Prunilla a spedire la lettera per voi, mentre io catturerò il coyote che si è preso, due giorni fa, a tradimento, la mia asciugamani rosa. Ho un piano: devo mettermi sotto vento, dietro un cespuglio, e cercare di leggergli nel pensiero. Poi mi fingerò morto e, quando la bestia si avvicinerà per rubarmi gli occhiali (perché sono sicuro che li vuole), con uno scatto gli lancerò lo zainetto sul malleolo. Se non funziona gli corro dietro urlando e lanciando sassi!

Ora vado, sento un rumore. Può essere il mio coyote o, forse, i miei amici o, forse, il mio puma.
A presto,

Albicocca Domenico

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