Piana di Jaba (Sudan)

Cari amici di Frattaglie,

spero vivamente che questa mia lettera giunga in Redazione prima che passino sei mesi. Ho impiegato dodici giorni e undici notti di cammino per trovare l’unica cassetta della posta nell’arco di chilometri.

Sono nell’altopiano di Jaba, nel Sud del Sudan: lo so che mi avevate pagato un biglietto per Città del Messico! Non mi chiedete perché, ma mi trovo in Africa. Piana di Jaba L’ultima cosa che ricordo è il mio fondoschiena che toccava la poltrona di un volo Charter per il Messico, ma quando mi sono risvegliato, venivo trascinato a forza da due doganieri sudanesi che hanno controllato e requisito tutte le mie valigie, oltre ad avermi praticato un’ispezione corporea accurata.
Ma non fa niente. Il posto qui è straordinario, un piccolo angolo di paradiso.

E c’è tutto quello di cui un uomo ha bisogno: vallate desolate, animali feroci e selvatici allo stato brado, alcuni dei quali tentano di assalirti non appena ti distrai, paludi con acque putride dove vivono zanzare grosse come lucertole e lucertole grosse come serpenti (vi lascio immaginare quanto siano grandi i serpenti!), piante soporifere che, come ho potuto notare, non si devono annusare se non vuoi che il naso e la lingua diventino a puntini blu. Ma la cosa più importante è il senso di pace, calma, e immobilità dell’ambiente, che suscita pensieri strani, dal suicidio al desiderio di essere un trampoliere.Prunilla Queste, almeno credo, sono le sensazioni che mi ha confidato la mia nuova amica, Prunilla, una scimmietta dal pelo marrone e dallo sguardo assente alla quale ho insegnato, tramite minacce e persecuzioni, ad usare la macchina fotografica. Non solo fa le foto meglio di me e di qualsiasi antilope qui attorno, ma con la mia reflex riesce anche a procurarsi del cibo (solo per lei, però), usandola, a seconda delle esigenze, come trappola, fionda, fiocina, retino, tamburello, polena e tenda d’ossigeno. La mia piccola compagna è piena di risorse! Ho anche conosciuto tempo fa un gruppo di persone del posto che mi hanno fatto visitare il loro villaggio, che sta su un isolotto creato con i resti di un aereo precipitato. Sono molto gentili. Non comunichiamo bene, io non parlo il sudanese e loro non conoscono il foggiano, ma sono interessati alla mia asciugamano rosa portafortuna che tengo sempre con me.Piana di Jaba Penso di aver capito che per essi rappresenti una specie di spirito cattivo che fa morire i pesci di palude e che rende ceche le zebre: hanno già tentato di sacrificarla in onore del dio Engulu, il signore del vento, della neve e dei sequestri di persona, però ho cercato di fargli capire che è solo un caro ricordo di nonno Augusto, che la teneva sulla faccia per non essere riconosciuto da nonna Cesira. Per questa ragione hanno fatto una festa in mio onore, e mi sono molto divertito: hanno servito del cibo che aveva un vago gusto di carne umana quando uno si è appena scottato (avete presente?), molto buono; hanno ballato per me e per Prunilla una danza che va di moda da queste parti, un incrocio tra il ballo del Mattone e i movimenti che faceva Marione (un tizio che ho conosciuto in Clinica) quando aveva bisogno dei sedativi sennò, diceva, il suo cervello avrebbe preso fuoco. Mi hanno anche chiesto di restare per sposare la figlia del capo tribù, la piccola Engulu (è molto carina, anche se non ha le labbra e ha le unghie come quelle dei gatti!), ma ho risposto che sono pagato per andare in giro a fare servizi per voi di Frattaglie; ho spiegato di cosa si occupa il sito, e si sono così incuriositi che il loro Stregone, Engulu, si è collegato su Internet con il suo portatile, ma gli si sono scaricate le batterie, e qui per ricaricarle ci vogliono tre anni.

Sono felice di essere qui, ma ora vorrei partire per la prossima tappa; anzi, visto che ci siete, potreste spedirmi dei soldi e il biglietto aereo? L’indirizzo è:
Via Shererexereaughuaghua, n°1
123454321 Engulu Engulu (Jaba) Sudan
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Grazie ancora e tanti saluti, specie al mio amico Sciarbrun.
Con affetto,
Albicocca Domenico

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