Basket, Karate, Atletica

TROFEO DI BASKET “PALLA SUL CESTO CHE SCOTTA”, HANNOVER, 1991
Durante una delle due semifinali di questo avvincente torneo amatoriale (ora soppresso perché si pensa che causasse isterismo di massa e disorientamento degli arbitri), precisamente quella che vedeva impegnate le due compagini tedesche degli Emù del canestro di Hopflungen contro le Giraffone della Foresta Nera, accadde un evento che ha dello straordinario nella storia del basket moderno, e antico.
A quasi sei minuti dall’intervallo (questa diapositiva in bianco e nero ci mostra la fatica delle squadre nel mantenere la palla gonfia), ad un giocatore di Hopflungen venne fischiato un fallo tecnico per aver indossato la maglia al posto dei pantaloncini e viceversa. Egli si giustificò dicendo che non avrebbe dovuto giocare, poiché da anni affetto dalla famosa sindrome del mandriano, quindi credeva di essere un coguaro nano ammaestrato destinato al circo di Cracovia.

Ma non è questo l’avvenimento sensazionale!
Dopo aver segnato i tiri liberi, il numero 10 delle Giraffone, Alexander Ginsenk, nell’atto di rimettere in gioco il pallone, inciampò su una stringa allentata della scarpa di un lattaio di passaggio, e nel cadere roteando, lasciò andare la palla che finì nel canestro della propria compagine.
Gli arbitri non sapevano cosa decidere: intanto, il ragazzo veniva sbeffeggiato a turno dai compagni, dagli avversari, e dal pubblico; persino la madre, che assisteva alla partita, guardava il figlio con disprezzo e disinteresse filiale.

Furono momenti di panico e di tensione, specie quando entrarono le majorette per la danza a centrocampo, e si scoprì che non sapevano andare a tempo; inoltre non erano qualificate ad un simile lavoro, perché assunte come parcheggiatrici, e poi erano tutti uomini calvi col sigaro in bocca!
Grazie a quel canestro vennero assegnati agli Emù sei punti, un gelato alla soia e un peluche raffigurante il cancelliere Kohl in sottoveste, ma la partita terminò con un secco 19 a 16 per le Giraffone, grazie anche alla straordinaria prova della mascotte, una giraffa birmana di sette metri che, lasciata smarcata per tutta la partita, mise a segno 18 punti.

COPPA DEL MONDO JUNIORES DI KARATÈ, BUENOS AIRES, 1983
Il ragazzino che vedete nella foto mentre si esercita nel katà dell’acciuga, è Romolus Augustus Imperator, di origine finnica ma italiano di adozione e, per intenderci, il futuro campione di salto della ricotta nell’edizione 2001 di Agrigento, nonché autore del libro campione di incassi Sogni di pasta frolla. Agli esordi il piccolo Imperator era dedito alle arti marziali, ma non riuscì a vincere nemmeno un incontro, nel corso di quel torneo. Infatti, suo nonno paterno, tale Cesarius Augustus Imperator, dedito alla caccia come atto voluttuoso e mancino per scelta, gli aveva suggerito di combattere con la cintura molto stretta al fianco per snellire la figura. Il bimbo, dunque, si presentò sulla pedana fasciato e compresso, al punto che diventava subito paonazzo e tremava, finché l’incontro non era sospeso per sopravvenuta oscurità. In seguito, il nonno del ragazzino, fece ricorso al TAR dell’Argentina, che fissò due giornate di squalifica a Fernando Couto della Lazio e ben tre a Tarcisio Burnich, lontano dalle competizioni ormai da tempo!

CAMPIONATI EUROPEI DI ATLETICA, ATENE, 1999
Nessuno, temo, conosce la straziante e, a tratti, inquietante vicenda personale dell’atleta russa Jamilla Vanilla Pilla, graziosa mezzofondista di Mosca che qui vediamo in una foto nelle fasi di qualificazione dei 1700 misti (La Pilla è quella in fondo al gruppo di cui si vedono solo le scarpe! E’ giunta ultima in ogni batteria di qualificazione ufficiale). La ragazza vendeva grissini surgelati in pieno centro, ma la sua abitazione distava parecchie miglia fuori città; Jamilla le percorreva tutti i giorni correndo sulla neve, a volte saltellando su una sola gamba a testa bassa e collo taurino, per il molto freddo e anche perché il suo quoziente intellettivo era 30 (quello di un uomo normale è 60, Einstein arrivava a 120, il mio dentista sfiora vette di parossismo, Alberto Tomba si ferma a 50 ed un paletto!). Quando un talent-scout notò la sua naturale inclinazione (ella infatti pendeva col corpo verso sinistra a causa di un difetto congenito all’osso sfenoide), le fece subito un contratto in esclusiva per la vendita di grissini alla nazionale di atletica russa. Da qui, a correre nei Campionati Europei, il passo è breve, anche perché Jamilla posava nuda a tempo perso per la rivista russa Tittov, ma con scarso successo, conosceva di persona tutti gli abitanti della bassa Carinzia ma non le loro generalità, e poteva garantire al suo massaggiatore un’assicurazione su furto, scasso reiterato e pubalgia (penso che il nesso sia chiaro, no?).

Attualmente ignoriamo le cause del decesso di dodici di tredici delle atlete che presero parte a quell’edizione degli Europei, ma sappiamo che Jamilla Vanilla Milla era vista aggirarsi spesso negli spogliatoi con un machete in mano e l’aria invasata, ma lei si era sempre difesa sostenendo che il machete lo usava per scopi taumaturgici, e per amalgamare l’impasto dei grissini.

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