Amore di Cucùlo

T’amavo, soave usignolo
Quando nascosta da un vago sorriso
Ti scaricavi nel mio tovagliolo
Luogo migliore ove mettere il naso

T’amavo, leggiadro cardillo
Quel giorno che ritornai d’improvviso
Fingevi ingenua di avere il morbillo
Sotto il lenzuolo intravidi Luiso

T’amavo, mia rondine dolce
Che non dai peso alla vita e al denaro
Compri gioielli e pellicce di volpe
Mentre io fatico da vile somaro

T’amavo, colomba adorata
Troppo vicina per essere stella
Troppo gentile per essere ingrata
Troppo affamata per esser farfalla

Io non pretendo di avere un aiuto
O che i tuoi schiaffi non lascino i segni
O che la gente non dica “E’ cornuto”
Ma il mio orologio ora è al Banco dei Pegni…

T’amavo, diletto cucùlo
Ora, hai ragione, son triste e deluso
Ma se ti ficchi il tuo amore nel culo
Rivedrò un raggio di sole radioso.

Gandolfo Beccaccini

Indescrivibili emozioni sono evocate dal profondo del nostro animo da questa poesia di Gandolfo Beccaccini, in cui davvero si ha la sensazione di “respirare” amore. Un amore difficile, certo, forse a tratti anche amaro, che suscita nel poeta una profonda consapevolezza di come la gioia sia di breve durata e il piacere, del tutto illusorio, non sia altro che momentanea assenza d’affanno, sollievo precario generato, comunque, solo da un momentaneo attimo di quiete da parte di una bagascia di tali proporzioni.

Da notare come gli ultimi versi riflettano il superamento delle tentazioni di un pessimismo distruttivo, una generosa reazione che si coglie non solo nel contenuto degli stessi, ma anche nella spirituale musicalità dei toni e la folgorante colite delle rime.

Sicuramente Gandolfo Beccaccini (nato nel 1963 a Sala Consilina), oltre ad essere mio cugino, è uno dei maggiori poeti contemporanei. Famosissime le sue composizioni in prosa “Tina vuole trenta a botta” e “Un volatile gonfio d’amore e d’anarchìa”, da cui trapela vigorosa una critica politica e l’auspicio di un risveglio delle coscienze; più maturi e tecnicamente validi i suoi piccoli idillii “Voltati e lascia qui una bacinella”, “Anelante e Dermatite”, “Figli di una scaloppina di pollo” e “Liriche prosaiche di una quinta misura abbondante”, tutte composizioni di carattere spiccatamente leopardiano.

“Amore di Cucùlo”, la poesia che vi ho proposto, è invece contenuta nella celebre raccolta “Canti Notturni di una telefonista errante dell’Asia”, un vero e proprio capolavoro nietzchiano sui disagi della telefonia mobile.

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