San Grenoble, aiutaci tu!

Tante opere della letteratura e del cinema mondiale sono rimaste per troppo tempo dimenticate in scaffali ammuffiti o in umide soffitte.
Questa rubrica si propone di riscoprirle e di dare loro il risalto che esse giustamente meritano.

Titolo: SAN GRENOBLE, AIUTACI TU!

Passera assuntadi Fabiano Ramengo

Edizione Tizzoni/Gattamorta, Fiuggi, 1979 (seconda ristampa del 1992, a spese dell’autore).
174 pagine, d’uno strano colore verdolino e profumate d’alloro.
Prezzo 29.99 Euro (pari a £ 58.100 circa, cioè $ 26.40 circa: impazzirò con tutti questi cambi!).

[N.B. Il libro non può essere acquistato in libreria, ma soltanto sotto formale richiesta spedita tramite telex, allo 166.123.321.007]

Questa volta sono affranto. E non solo perché ieri la mia libreria ha preso fuoco spontaneamente e poi si è gettata dal quarto piano giù per le scale, non perché mi sono lussato una spalla nel tentativo di salvare almeno il mio libro preferito, Nitriti di Granito di Boris Pasteur, che invece si è perso definitivamente tra il secondo e il primo piano, ma perché questa è stata una settimana all’insegna della pochezza della cultura in generale. Girando per strada ho notato che il livello culturale del Paese si è notevolmente abbassato, tanto da sfiorare il parossismo. Chiedendo in giro di cosa parlasse il film di Vastaso Gente senza un dente (io vado spesso in giro a chiedere cosa ne pensino delle opere di Vastaso: temo che sia un tic nervoso!), nessuno è riuscito a carpire la vera essenza della sua filmografia, e qualcuno mi ha anche risposto sgarbatamente. Quindi ho deciso di sospendere il mio abbonamento ad Euroclub, stanco di leggere continuamente libri di cucina alternativa (dove l’alternativa è non cucinare) e romanzi rosa a basso contenuto erotico. E loro, non contenti di avermi flagellato l’esistenza con vecchi romanzi di Busi, che al solo pensare di leggerli eri colto da stipsi e secchezza delle fauci, per nulla soddisfatti dall’avermi ammorbato la mente per anni con La storia d’Italia dalla presunta unità ai movimenti paramilitari di matrice clericale (Settembre/novembre 1869) in settecentotrentadue volumi rilegati col filo a piombo, si sono vendicati nella maniera più turpe e meschina che un intellettuale possa immaginare.

Mi hanno fatto omaggio del libello che stringo invano tra le mani, e di cui parlerò tra breve. Si tratta di una raccolta di carmi che il fu Fabiano Ramengo ha scritto in occasione della festa patronale nella sua cittadina, non meglio specificata, nell’inverno del 1979. In realtà l’autore gode di ottima salute, ma quando si tratta di raccolte di poesie si tende a mettere in giro la voce che il compositore sia morto tra atroci sofferenze e indicibili tormenti dando alla luce il libro, così si pensa che le vendite schizzino in alto. E in effetti, nel caso di San Grenoble, aiutaci tu!, è stato proprio così: le copie stampate sono state otto, tutte vendute in Giordania!
Ma passiamo al libro.

Che posso dire? Che posso scrivere? Meglio andare con l’auto contro il muro di una biblioteca, meglio fare harakiri con l’Enciclopedia Treccani completa inginocchiati sui ceci secchi, meglio ancora giurare in pubblico di non saper né leggere né scrivere, né di saper battere le mani all’unisono, piuttosto che sfogliare le pagine di questo libro!
Una poesia dovrebbe racchiudere un’emozione, un messaggio, la felicità, l’infelicità, le renne a Natale, il sapore del cumino, alberi che si piegano alla furia del vento, coinvolgimenti in strane storie di bancarotta fraudolenta, il colore del buio quando è buio, la sosta vietata; Ramengo ci descrive la processione del Santo. Avete capito bene, sì! Il percorso che la statua di San Grenoble, vescovo martire e vergine (forse non completamente!), compie dalla chiesa di S.Maria Furiosa alla chiesa di S.Ebano Liberatore. In ogni carme è racchiuso un tragitto di dieci metri, con i nomi delle vie, le svolte a destra, a sinistra, le persone affacciate al balcone, le pizzerie aperte e i punti ristoro. Ne consegue uno stile noioso, pieno di vocaboli astrusi (come la parola “astruso”), grondante di ripetizioni e trasudante di frasi fatte. E non riesco a menzionare le cose peggiori!!!
Se persistessero dei dubbi in voi lettori, vi invito a leggere il seguente brano intitolato Orazione per Via Sistole:

Il mio cuore scalpita,
Il petto effonde la deità,
Mentre da Via della mancata Pietà
Verso Via Sistole svoltiamo il passo.
Sonore vecchie canzoni odo e
Il suono dello stellato unicorno che
Cinge la fronte del Santo:
E’ come un Frrrrrr, o uno Sciuuuu.
E rapito vengo dalla Panetteria
Della signora Bettina:
Fresco pane ogni mattina.
Fuggire? per andare dove?
Questo è il mio mondo, questa
La Trattoria di Apprettino.
Saluto Ulcio, ma non sente, guarda
Innanzi. Spergiurare sempre e comunque.

Questo è solo un triste esempio. C’è ben altro! Io dico: se uno vuole fare pubblicità al proprio paesello, ma che diavolo c’entra la letteratura? Perché non fare un depliant, un pieghevole, decantando le meraviglie del posto e la bellezza dell’ambiente?
Ho recensito Ramengo affinché nessuno legga le sue opere e lui possa marcire nell’inferno più nero degli scrittori senza fama e dall’alto tasso glicemico nel sangue. Indignato, vi saluto alla prossima!

[Meglio metterne uno. Non costa nulla, e non vorrei incappare nelle ire del Santo. Dopo quello che ho passato in questa settimana, non si sa mai!]

Rodrigo Alvaro Simon Maria Palombo

È uno dei più apprezzati critici culturali d'Europa. Laureato con il minimo dei voti all'Università di Stoccarda in Pranoterapia Cuneiforme, si fa presto notare come talentuoso e versatile scrittore. Suoi alcuni grandi classici contemporanei come "La strana tazza del signor Mappazza" e "Il mio amico Nandrolone", testi di riferimento della narrativa mondiale. Imponente anche la sua produzione cinematografica, in qualità di autore e sceneggiatore. Sua è la firma, tra i tanti, del geniale "Controsoffittatura d'amore", di "Enza, mi è finita la benza!", e del celeberrimo "Almeno è peloso", struggente apologo sull'amicizia tra un ramarro e un toro albino, capolavoro, questo, recentemente premiato dalla giuria al festival di canne e autentica pietra miliare del cinema d'autore.

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