Scacchi, Rugby, Vela

CAMPIONATO MONDIALE DI SCACCHI, MOSCA, ESTATE 1981
Durante le eliminatorie, l’avversario di G. Kasparov (che vediamo nella foto), il cecoslovacco Generj Schopovic, venne colto da una profonda, quanto subitanea, crisi mistico-esistanziale, proprio dopo la settima mossa del rivale, cioè cavallo in G3. Uno dei giudici si accorse subito che qualcosa non quadrava, quando il giocatore di Praga incominciò a muovere le torri in diagonale, poi cercò di fare l’arrocco scambiandosi di posto con un altro concorrente, e quindi tentò di mangiare i pezzi di Kasparov simulando dei duelli alla spada tra i pezzi della scacchiera. Chiestagli una spiegazione, Schopovic si limitò a intonare “Thriller” di M. Jackson, e chiese tre ore di tempo per consultarsi con la sua regina nera.

In evidente stato di shock, prese a disegnare con una matita indelebile sul muro di fondo della sala un’enorme croce e la divise a scacchi. Quindi tenne una conferenza improvvisata sul destino che il Signore riserverà ai suoi Alfieri, e sul castigo che toccherà ai pedoni infedeli e corrotti. Sibilò per otto volte la parola “scacco” e convertì tredici persone alla fede di Karpoff, prima di essere dichiarato “matto” e di essere squalificato per aver citato indebitamente il Libro dei Salmi. In quell’edizione, i cavalli mangiati organizzarono una colletta per aiutare i re sotto grave minaccia di scacco, contribuendo così alla buona riuscita del torneo.

CAMPIONATO INGLESE DI RUGBY, SOUTHAMPTON, 1988
Il rugbista gallese Augustus J. Ferfellew (che vediamo nella foto correre in apnea) fu protagonista di un singolare episodio, che ancora oggi tutti gli appassionati ricordano. Uscito dalla mischia dopo aver morso il calcagno di un avversario, corse per quarantotto iarde all’impazzata prima di accorgersi di non avere con sé il pallone ovale. Tornò indietro, raccolse la palla, ma incominciò a correre verso la propria linea di meta. I compagni tentarono dapprima di convincerlo a rallentare promettendogli uno stufato di mangusta, ma invano, e l’allenatore cercò di sostituirlo in corsa con una majorette. Allora presero a placcarlo, ma con scarsi risultati, mentre il pubblico di parte avversa, lo incitava.

Giunto a trenta centimetri dalla linea, si fermò, depose il pallone a terra, improvvisò una danza maori e svenne. La partita fu sospesa per sopravvenuta oscurità e, ancora oggi, Ferfellew non ricorda bene gli avvenimenti di quel giorno. Dice di aver sentito una voce che lo incitava a correre, un coro celestiale che gli indicava la direzione, e uno del pubblico che lo chiamava “fideiussore”. Poi, con la stessa mesta espressione, ricomincia a rastrellare una casseruola di stufato di mangusta.

QUALIFICAZIONI ALLA COPPA AMERICA DI VELA, PORTO TORRES, 1996
Il tempo era buono, con un forte vento e, tra gli equipaggi francese (Allez France 3) e giapponese (Nipponic Redemption), la gara si stava svolgendo normalmente, se escludiamo un tentativo d’arresto da parte della motonave della polizia nei confronti di un tonno per atti vandalici. Improvvisamente, nel tratto di poppa, la compagine nipponica, che era in netto ritardo, innalzò uno strano spinnaker, piuttosto piccolo e bucherellato, ma quello che colpiva era il disegno di un enorme dragone rosso che sputava fuoco e inghiottiva piccole imbarcazioni. Tre membri dell’equipaggio si tuffarono in mare, e uno azionò un ventilatore, per riguadagnare terreno, ma le sorprese non erano terminate. Ecco spuntare dalla prua della nave un piccolo cannoncino completo di palle di bolo umano appiccicoso. Il primo colpo fu scagliato durante la virata dei francesi alla boa, e andò ad imbrattare il bompresso, ritardando le manovre di recupero della rete a strascico. I giudici erano perplessi ma lasciarono proseguire; intanto i giapponesi, appaiavano i nemici, preparandosi per l’abbordaggio.

Lo skipper francese corse ai ripari, ordinando di tirare fuori le fiocine, mentre i giapponesi sguainavano delle bacchette. La battaglia fu breve ma intensa. Giunsero testa a testa al traguardo, ma vinsero francesi perché il timoniere della Redemption vomitò l’impepata di cozze mangiata a colazione rallentando la barca. Alla fine, egli confessò di soffrire di scompenso al duodeno e di non esser un marinaio, ma un piastrellista rumeno con la passione per le Asturie.

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