Passera Assunta

Tante opere della letteratura e del cinema mondiale sono rimaste per troppo tempo dimenticate in scaffali ammuffiti o in umide soffitte.
Questa rubrica si propone di riscoprirle e di dare loro il risalto che esse giustamente meritano.

Titolo: PASSERA ASSUNTA

Passera assuntadi IGOR QUERES ;
(Balletto chiaramente tratto dall’opera la Gazza Ladra di Gioacchino Rossini)

Le Coreografie sono di Eugenio Coltello
Il Primo ballerino è Edward “Winnie” Anacletus
La Prima ballerina dovrebbe essere Pamela Rezzonico
Il Cabinista Capo sarebbe (se non ricordo male) Renato Bannafico
Per Costumista si spaccia Girolamo Il Conquistatore
Il Capo Palafreniere è Urbano Pagnottelle
Le scene e il riadattamento in calzamaglia è di Licinio Orgoglioso

In collaborazione con l’Istituto di Danza Moderna “I Virtuosi delle Doppie Punte di Cassino

Quando ricevetti l’invito per vedere lo spettacolo serale, stavo prendendo il sole su una sdraio nella classica posizione della martora ottusa (a carponi con le braccia protese in avanti e la testa piegata verso il basso, una gamba dietro la schiena) sulla spiaggia di Ustica, dove villeggio da ormai sedici anni; il capo villaggio mi disse che ci tenevano molto ad avere un intellettuale, nonché critico, perché la cosa avrebbe dato lustro alla manifestazione e portato altri sponsor, oltre all’azienda di cuffie per istrici del luogo. Quindi non potevo mancare. Risposi tranquillamente di sì, senza però sospettare cosa fosse in programma. Scoprì troppo tardi che si trattava di un balletto, cioè quello spettacolo muto nel quale un numero imprecisato di persone si muove, si scuote sotto i riflettori, cercando di sorridere alla bell’e meglio.

Devo con rammarico confessare, infatti, che il balletto è l’unico genere di arte che non riesco a sopportare. Ho tollerato allegramente persino uno spettacolo di teatro No (e non auguro a nessuno di trovarsi difronte ad un giapponese vestito con un kimono che per nove ore si lamenta come in preda ad un attacco di pleurite e muove le braccia come se le avesse anchilosate), oppure sono rimasto fermo sulla sedia a guardare Bambola Di Bigas Luna (e vi assicuro che dopo, per due settimane, quando vedevo la Marini in TV, recitavo un salmo di benedizione delle anguille, rivolto verso Est), ho assistito divertito alla presentazione del libro di Biscardi (più che altro pensando a quante vittime avesse mietuto tra i congiuntivi la sua sagace lingua), ma anche io ho i miei limiti. E’ più forte di me, ma quando vedo quei poveri ragazzi dimenarsi convulsamente senza uno scopo, mentre le loro membra sono fasciate da ridicole calzamaglie ricamate o da raccapriccianti tutù plissettati, quando l’unica ragione di vita del primo ballerino è quella di provare a sollevare la ballerina in aria per vedere se ricade, quando i ballerini di fila tentano meschinamente di fare tutti gli stessi movimenti e non ci riescono che per puro caso, beh, solo allora vorrei essere nato astice. L’unica volta che ho assistito ad un balletto ne rimasi tanto deluso che tentai di svignarmela durante l’intervallo; fui riacciuffato da mia suocera e passai il resto della serata a sorridere come se avessi una paresi (mi riebbi solo dopo aver ascoltato un disco di polistirolo dei Black Sabbath!).

Mi accomodai in poltrona con sommo scetticismo, pronto a schiacciare una sonora pennichella, ma mi dovetti ricredere. Tutto è stato straordinario: la musica era coinvolgente, con degli assoli di archi e batteria che ricordavano la canzone “Nella vecchia fattoria”, il crescendo di tipo rossiniano era efficace, anche se sparato ad un livello di decibel che si lamentarono fino in Sardegna. Le luci sottolineavano bene i movimenti di ogni singolo ballerino, anche perché tutti portavano delle tute fosforescenti al buio e una torcia appesa al collo, ma quello che mi ha sorpreso di più sono stati proprio i protagonisti, i ballerini. Che grazia nel volteggiare, che armonia nel condurre i pais de deux, i plié, i revolté, i démodé, i doppi carpiati, le spaccate, i sollévé, i coriché, i pret-a-porté.

Non che abbia capito molto della storia, preso come ero dalla visione d’insieme; allora il mio vicino di sedia (che poi ho riconosciuto essere Darix Togni) mi ha spiegato che si narrava di una ragazza di nome Passera, che sognava da tutta una vita di fare la segretaria, ma sarebbe stata assunta nella grossa azienda di famiglia solo se fosse riuscita a stenografare più di settantotto parole al minuto. Dopo tante prove, e dopo aver conquistato il cuore di un Amministratore Delegato, lei si toglie la vita, tormentata dal perfido Abu, addetto alle vendite, infilando la lingua nella telescrivente in funzione, mentre il suo innamorato si rammarica di non aver mai potuto mangiare dello strudel bavarese in compagnia della ragazza.
Alla luce di questa spiegazione ho compreso tanti elementi fino ad allora strani e bizzarri: ecco perché i due primi ballerini nel loro pais de deux hanno mimato a lungo un airone sterile; si spiega anche perché tredici ballerini abbiano improvvisato una danza panamense con in testa un cappello da pittore; ho capito quale fosse lo scopo della scena durante la quale Abu costringe con le minacce (o forse con l’ipnosi) la protagonista a fare sette spaccate consecutive e a firmare un milione e mezzo di cambiali.
E per la prima volta in vita mia ho pianto, non so perché; non penso di aver afferrato il senso recondito della danza, forse sarà stata l’atmosfera o la macchina del fumo del finale, non lo so. Ho pianto a dirotto, come se mi avessero tolto le tonsille, e uscendo ho multato per eccesso di documenti di riconoscimento un gallese che continuava a ripetere “Gentlemen, please start your engines”. Tutto così emozionante!

SmileSmileSmileSmileSmile

[Ho chiesto dove potessi rivedere lo spettacolo. Mi hanno riposto che il loro bizzarro impresario faceva tournée solo nelle cittadine il cui nome cominciasse per “U”. Provenivano da Udine e sarebbero stati una settimana a Urbino, una a Ussassai (Nuoro) e poi in Uzbekistan.
Non ho parole: per questo meritano il massimo!]

Rodrigo Alvaro Simon Maria Palombo

È uno dei più apprezzati critici culturali d'Europa. Laureato con il minimo dei voti all'Università di Stoccarda in Pranoterapia Cuneiforme, si fa presto notare come talentuoso e versatile scrittore. Suoi alcuni grandi classici contemporanei come "La strana tazza del signor Mappazza" e "Il mio amico Nandrolone", testi di riferimento della narrativa mondiale. Imponente anche la sua produzione cinematografica, in qualità di autore e sceneggiatore. Sua è la firma, tra i tanti, del geniale "Controsoffittatura d'amore", di "Enza, mi è finita la benza!", e del celeberrimo "Almeno è peloso", struggente apologo sull'amicizia tra un ramarro e un toro albino, capolavoro, questo, recentemente premiato dalla giuria al festival di canne e autentica pietra miliare del cinema d'autore.

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