Antartide

Cari amici di Frattaglie,

se questo articolo arriverà in redazione vorrà dire che l’addestramento del pinguino Geremia non è stato una perdita di tempo: gli ho insegnato a inghiottire la lettera e a rigurgitarla solo dopo aver riconosciuto il Capo Redattore del nostro Magazine. Ora deve solo nuotare per diciottomila chilometri e arrivare al porto di Napoli. Io confido in lui.

Qui dove sono stato spedito è bellissimo, un luogo pieno di ghiaccio, neve, vento, e buio. Dico “spedito” perché nell’ultimo mio viaggio Prunilla e io, non avendo i soldi necessari per comprare due biglietti aerei, abbiamo convinto un magazziniere dell’aeroporto ad imballarci in una cassa di calzature sott’olio, promettendogli un abbonamento annuale a Storicomiche, la rivista del prof. Sciarbrun. Solo, non pensavo che l’aereo fosse diretto in Antartide!

Comunque, ho tante cose da raccontarvi: per prima cosa, la grotta dove sto vivendo non è tanto male, anche se è stato difficile costruire un letto, un tavolo, una sedia e un fornello scolpendoli nel ghiaccio. Il paesaggio non è molto vario, però il freddo pungente mi ha guarito dal mal di schiena e non ho più la forfora. Ho stretto rapporti con alcune foche e un branco di pinguini, che con fatica stanno imparando i primi rudimenti della democrazia moderna. Penso che tra breve i trichechi maschi avranno diritto di voto, per le foche monache bisognerà ancora aspettare tre mesi.

Ho uno strano sospetto, però: mi sembra che Prunilla abbia una storia con Gedeone, capo branco dei leoni marini d’alta quota. Li ho visti insieme, poco tempo fa, mentre si scambiavano effusioni e i loro indirizzi. Prunilla non fa altro che scattargli un mucchio di foto e Gedeone pesca i pesci solo per lei. Non so se essere felice o preoccupato. Vengono da due culture diverse, non hanno nulla in comune, non fanno nemmeno gli stessi versi, e non riesco ad immaginare un loro eventuale accoppiamento. Per non parlare del fatto che da quando questa tresca è iniziata, trascorro le mie giornate da solo, seduto sul mio scoglio preferito, ad osservare un iceberg azzurro e viola. E penso. Questo per me non è bene, lo diceva anche la dottoressa D’Ellera in clinica: perché riflettere mi causa dei forti stati influenzali, con perdita di conoscenza e subitanei attacchi di artrite fulminante. E purtroppo non ho con me la macchina della sinapsiterapia, mi mancano anche gli psicofarmaci e le medicine di mantenimento. Ma, all’ombra di questo pallido sole autunnale, ripenso ai miei amici: Ugolino, che era convinto di essere un camaleonte veneziano e si mimetizzava sempre da ago per agopuntura; Verusko, l’unico essere umano ad avere un quoziente intellettivo pari a quello di un tafano, ed era fastidioso alla stessa maniera; e Marione, il mio più caro amico, che, sebbene pesava centottanta chili, voleva a tutti i costi ballare lo Schiaccianoci sulle punte, volteggiando con addosso una tenda ad ossigeno. E gli infermieri, sempre così gentili e disponibili, a patto di pagargli vitto e alloggio. Devo smettere di ricordare, altrimenti il cielo ruota all’orizzonte e si confonde col mare, e vedo tante giraffe ballare il Limbo mentre suonano una musica di Vangelis.

La temperatura è molto bassa, non ci sono altri esseri umani, non mangio che pesce da settimane, ho notato che i miei piedi sono diventati blu, ma per il resto mi godo l’atmosfera rilassante e desolata che si percepisce in Antartide. Spero di avere vostre notizie, magari tramite il pinguino che vi ho mandato, pronto a partire per la prossima destinazione. E cercate di fare in fretta, per favore, perché una Otaria amica mia mi ha confessato che sta per arrivare la stagione fredda, e teme per la salute della mia asciugamani rosa portafortuna.

A presto,

vostro Albicocca Domenico

PS. Scusate per la calligrafia quasi illeggibile, ma la penna ha deciso di non scrivere a -60°.

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